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LA RINASCITA DEL BISCIONE

epocauto di gennaio a firma di Nicola Colangelo

Ripercorriamo le vicende dell’Alfa Romeo 156 che alla fine degli anni Novanta ha rilanciato il mito della “Berlina da famiglia che vince le corse".

Quando i tecnici dell’Alfa Romeo si accingono a definire la berlina che sostituirà la 155, hanno ben presente che per economia di scala dovrà condividere il pianale “Tipo II evoluzione 3” con la Lancia Lybra e la Fiat Marea, le altre berline previste per il Gruppo Fiat del quale l’Alfa Romeo fa parte dal 1986. Per i tecnici e per lo stesso Gruppo Fiat è altrettanto chiaro che la nuova Alfa Romeo dovrà avere un comportamento dinamico e un’immagine degne della reputazione del Marchio. Per questo motivo i progettisti dell’Alfa Romeo cambiano radicalmente la ciclistica e studiano un sistema di sospensioni a quattro ruote indipendenti. All’anteriore adottano lo schema a quadrilatero alto, un’originale interpretazione del classico quadrilatero per adattarlo alla disposizione trasversale del gruppo motopropulsore. Il braccio inferiore e il porta-mozzo sono d’acciaio forgiato, il braccio superiore è d’alluminio e permette di incrementare l’angolo d’incidenza alla ruota in appoggio durante la fase di rollio. Al posteriore utilizzano lo schema MacPherson rivisitato, già mostratosi efficace sull’Alfa 164 e sulla Lancia Delta Integrale, con i due bracci inferiori di lunghezza variabile, che garantiscono una leggera azione autosterzante. Lo sterzo è molto diretto e preciso, pur mantenendo un raggio di volta piuttosto ampio. I propulsori a quattro cilindri sono costruiti nello stabilimento FMA di Pratola Serra, in provincia di Avellino, dove prima si costruiva la sfortunata Alfa Romeo Arna. La gamma comprende il 1600 (120 CV), il 1800 (144 CV) e il 2000 (155 CV) tutti con caratteristiche raffinate: testate in lega d’alluminio, distribuzione bialbero a 16 valvole con cinghia dentata, variatore di fase, doppia candela di accensione, collettori d’spirazione a lunghezza variabile e contralberi di equilibratura sulle versioni più potenti. Più avanti debutta il 2 litri a iniezione diretta da 165 CV (JTS), più parco ma meno pronto del precedente 2000. Al vertice c’è il glorioso V6 Busso di 2,5 litri con 190 CV, l’unico prodotto ad Arese.

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 Alfa156 prima serie nel classico colore Rosso Alfa 130.

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Articolo completo su epocAuto di Febbraio 2024

 

 

 

 

 epocauto 5 2023

  

 

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