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BRITISH STYLE IN SALSA BAVARESE

epocauto di marzo di Vittorio Falzoni Gallerani

La 75 è il risultato del solo progetto del Rover Group concepito sotto l’egida BMW. Chi conosce quest’auto per averla provata o posseduta si rammarica che la collaborazione fra i due gruppi sia finita troppo presto.

La Rover 75 è nata dal progetto R40 avviato nel 1994 dalla BMW che aveva appena acquisito il Marchio dalla Honda e aveva l’ambizione di creare la migliore berlina a trazione anteriore del mondo: un fine che molti giudicano raggiunto grazie alla sapienza telaistica dei tecnici di Monaco che sono riusciti ad armonizzare le loro pregiate sospensioni nella nuova impostazione meccanica. Se i cospicui investimenti dell’iniziativa sono la causa della cessione della proprietà dell’irritatissima BMW al consorzio d’imprenditori britannici Phoenix Venture Holding, la colpa non si può addebitare al prodotto. La Rover 75, infatti, ha ottime qualità e conobbe buon successo nonostante gli errori di strategia della proprietà germanica: il primo fu far debuttare la vettura al British Motor Show di Birmingham nell’autunno 1998, anche se l’immissione sul mercato era pianificata nella primavera 1999. Ciò comportò la contemporaneità della presentazione con la Jaguar S-Type che, pur non appartenendo allo stesso segmento, le fece ombra nell’attirare l’attenzione del pubblico e della critica. Il secondo errore è d’incredibile gravità: nella conferenza stampa della presentazione il capo della BMW Bernd Pischetsrieder, invece di decantare pregi della 75, si produsse in uno sfogo sui costi dell’operazione Rover e paventò una ristrutturazione degli stabilimenti con le conseguenze che ciò comportava. L’effetto fu deleterio, sia per le sorti commerciali del modello sia per il morale della forza lavoro. Tuttavia la Rover 75 sotto il profilo commerciale partì abbastanza bene proponendo una riuscita combinazione fra la qualità costruttiva germanica e lo stile inglese. Piacque la linea pensata da Richard Woolley, uno stilista indubbiamente geniale, e piacque l’interno anche se non spazioso come poteva essere con la trazione anteriore perché, cercando la massima rigidezza della scocca, i tecnici mantennero il tunnel centrale. L’atmosfera dell’abitacolo però affascinava con il perfetto stile inglese a partire dalla vera radica utilizzata per rivestire la plancia e la consolle...

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 Le protagoniste del servizio fotografico sono una V6 2.0 berlina del 2000 con il cambio manuale in allestimento Club e una Tourer V6 2.5 con cambio automatico del 2001 in allestimento Connoisseur.
La prima, italiana da sempre, appartiene dall’anno scorso al suo secondo proprietario dopo essere stata la protagonista di un salvataggio dalla pressa, documentato passo passo su Youtube, in quanto languente in un garage del milanese da quattro anni dopo la scomparsa del suo primo acquirente.
La seconda proviene invece dal nord Europa e, una volta arrivata in Italia un paio di anni fa, è stata riportata a un altissimo livello di conservazione.

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 Il vano motore dei V6 a benzina, identico indipendentemente dalla cilindrata di 2.000 o 2.500 cc.
Sotto da sinistra. I cerchi ruota da 15” e la calotta degli specchietti retrovisori in tinta vettura standard per la versione Club; la placchetta cromata sulle portiere anteriori indicante la motorizzazione e lo stemma Rover sul montante posteriore indicano che questo esemplare appartiene al primo periodo di produzione, successivamente saranno eliminati entrambi per ragioni di economia costruttiva. 

 

 epocauto 5 2023

  

 

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