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Ripercorriamo la storia dell’ultima coupé della Casa torinese. Disegnata dal Centro Stile Fiat, progettata in collaborazione con la Pininfarina, che ne curò sia gli interni, sia l’assemblaggio

FIAT COUPE

L'ULTIMA SPORTIVA MADE IN TORINO

di Nicola Colangelo

La Fiat è assente dal settore delle sportive di medie dimensioni dal 1980, dopo l’uscita di produzione della 128 coupé. Per tutto il decennio, la Casa torinese macina record di vendite, grazie ai modelli di grande successo come la Panda e la Uno, trascurando intenzionalmente le nicchie di mercato, peraltro in forte calo un po’ in tutta Europa.
Alla fine degli anni Ottanta, tuttavia, ha ultimato la piattaforma VSS “Tipo 2”, ovvero un innovativo pianale modulare che servirà per sviluppare tutte le vetture di classe media del Gruppo, con soluzioni specifiche per ogni singola Marca in svariate configurazioni di carrozzeria, comprese spider e coupé.
Le caratteristiche fondamentali possiamo riassumerle nei seguenti punti: passo di 254 cm, in grado di garantire una elevata volumetria dell’abitacolo; vano motore molto capiente e regolare, così da ospitare propulsori di varie cilindrate e frazionamenti; utilizzo di telaietti ausiliari adattabili a diversi tipi di sospensioni posteriori.
Nel marzo del 1990 i vertici Fiat incaricano il Centro Stile di disegnare una coupé 4 posti, in competizione con gli stilisti della Pinin-farina. Per i creativi Fiat si tratta di una grande sfida, in quanto da diversi anni le loro proposte sono scartate, a favore degli Studi di Consulenza esterni.
I due gruppi di lavoro intraprendono strade opposte, i bozzetti della Pininfarina danno vita a una vettura elegante e classica, in linea con la tradizione dell’azienda di Grugliasco, mentre il team interno, guidato dall’Architetto Ermanno Cressoni, già autore delle Alfa Nuova Giulietta, 33 e 75, spinge invece per un modello di rottura, aggressivo e moderno, pur con sapienti richiami al passato.
Dopo la visione dei primi modelli in gesso, il neo Amministratore Delegato Fiat Paolo Cantarella decide di appoggiare la scelta del Centro Stile, in cui lavora fra gli altri il giovane designer statunitense Chris Bangle, all’epoca Capo Designer Esterni...

 

 

Articolo completo su epocAuto di Settembre

 

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