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ULTIMI BAGLIORI

epocauto di gennaio a firma di Dario Mella

Ingiustamente sottostimata, l'Argenta ha saputo offrire, specie con la seconda serie, contenuti di prim'ordine, raggiungendo l'apice di una concezione di berlina media che fin lì era stata trainante nella produzione Fiat. La linea classica a tre volumi si inseriva, in quell'inizio di anni '80, nel filone di ritorno di questa concezione di carrozzeria.

Progettare, industrializzare e collaudare un nuovo modello di automobile è un lavoro lungo e difficile, specialmente quando le specifiche si scostano dai canoni abituali.

Ma in quale momento accade che una Casa si trovi a dover ripensare la propria filosofia progettuale grazie alla quale ha avuto fin lì una posizione di rilievo nel mercato? Succede quando vi sono mutamenti nei gusti del pubblico, oppure quando compaiono soluzioni tecniche o estetiche innovative. Ma capita anche quando subentrano diverse logiche produttive che comportano un ripensamento nell'impostazione dell'auto, magari a seguito dell'introduzione in fabbrica di nuove tecnologie o per creare una maggiore sinergia sul piano industriale. Tutto ciò richiede lavoro, e se i tempi previsti per la consegna del nuovo modello ai clienti non sono propriamente dietro l'angolo, allora occorre pensare a come mantenere la competitività nel mercato.

Siamo all'inizio degli anni Ottanta, un periodo di cambiamento non tanto per la concezione in sé dell'automobile, quanto invece per tutto ciò che l'introduzione in officina dei centri di lavoro a controllo numerico e del robot in fabbrica, ha comportato nel modo stesso di progettare e concepire l'auto.

Sinergia diventa la parola chiave, che, tradotta in termini pratici, significa standardizzare quanto più possibile la componentistica tra diversi modelli, al fine di razionalizzare la produzione e contenerne i costi. La diversità, che all'interno di un gruppo industriale (o tra diversi Costruttori) identifica il marchio o il modello, la si farà ad esempio personalizzando motori, accessori e allestimenti esterni e interni.

Questo è l'obiettivo che a Torino si vuole raggiungere e lo si vedrà realizzato nel progetto Tipo 4, vale a dire in una piattaforma condivisa tra le future Fiat Croma, Lancia Thema, Saab 9000 e Alfa Romeo 164. Ma la strada da percorrere è ancora lunga e la Fiat Croma vedrà la luce solo nel 1985. Sono troppi gli anni da colmare per pensare di percorrerli con la 132, ormai giunta alla terza serie e sulla breccia dal lontano 1972. E per la quale un ulteriore restyling avrebbe avuto un effetto di breve durata. Ci vuole un modello che possa entrare nel salone dei Concessionari in tempi ridotti, con lo scopo di creare la novità e trainare le vendite nel segmento per il tempo necessario. Di qui il progetto Argenta, perché un nuovo modello ha bisogno di un diverso nome che in questo caso fu voluto da Gianni Agnelli per ricordare la nipote Argenta Campello, figlia di Maria Sole Agnelli.

Più luci che ombre

Entrata in produzione nel 1981, l'Argenta non suscita grandi entusiasmi in Italia e ancora meno all'estero. Il difetto? Essere troppo simile alla 132, dalla quale mutua il pianale, il giro porte e l'abitacolo. Lo stacco visivo è ottenuto ridisegnando l'anteriore e il posteriore che divengono più imponenti. Nuovi gruppi ottici di maggiori dimensioni e l'aggiunta di qualche sovrastruttura dedicata, completano il pacchetto delle novità...

 

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Articolo completo su epocAuto di Gennaio 2024

 

 

 

 

 epocauto 5 2023

  

 

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