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VOGLIO TORNARE NEGLI ANNI NOVANTA

su epocauto di luglio/agosto 2026

Eravamo cittadini del Mondo, l’Italia una delle più influenti potenze mondiali e la Uno l’auto preferita dagli italiani, compresi i giovani che la ricevevano in regalo per il diploma al posto del “Ciao”.

È il 1992: mentre nelle discoteche impazza la musica dance e in spiaggia i tormentoni di Jovanotti, i manager iniziano a parlare al telefono cellulare, volano sui 747 e le nuove tecnologie affascinano e diventano sempre più alla portata di tutti; i giovani si vestono con le tute della Nike e portano gli Swatch al polso e i diciottenni lasciano i Piaggio Ciao e, come regalo per il diploma, ricevono l’automobile, tutta per loro, il più straordinario strumento di libertà che si possa avere. La Fiat produce ormai da nove anni la Uno ma il suo successo non accenna ad affievolirsi: piace ed è venduta in tutto il mondo in milioni di esemplari, primo importante esempio di vettura realmente globale capace di unire i popoli e accorciare le distanze. A settembre 1989 poi, con il Muro di Berlino che inizia a scricchiolare, si è rifatta il trucco presentandosi al mondo al Salone di Francoforte, in quella che ancora per poche settimane si sarebbe chiamata Germania Ovest (quante altre auto si sono trovate alla ribalta in alcuni dei momenti più importanti della nostra Storia, come la Uno?): con pochi semplici tocchi sembra completamente un’altra macchina, più grande, comoda, solida, sicura, moderna.
Il frontale più affilato e aerodinamico, e la coda con fanaleria e portellone monolitici, ammiccano all’innovativa Tipo, mentre all’interno un disegno più razionale e meno “giocattoloso” e una disposizione dei comandi più sobria ed ergonomica, danno l’impressione di trovarsi al volante di un modello di segmento più prestigioso. E poi ci sono quei gadget con i quali, soprattutto nelle versioni più accessoriate, gioca a far l’ammiraglia: chiusura porte con telecomando a distanza, vetri elettrici, riscaldatore automatico, strumentazione con check-panel e una batteria di strumenti che neanche un Panther dell’esercito. E infine la regina degli optional di quel periodo: l’autoradio, quella che si sfila con tutta la struttura e si porta dietro come una ventiquattrore. Nascono proprio attorno a questa dotazione le più celebri versioni speciali della Uno “Tipino”, come viene ricordata la seconda serie dell’utilitaria di Mirafiori per evidente somiglianza con la nuova media di casa Fiat: Rap e Rap Up, come quella che vedete raffigurata in queste pagine, un esemplare immacolato grazie agli appena 39.000 km percorsi placidamente nella campagna lombarda e in condizioni di conservazione quasi commoventi.

 

 

IN FOTO Roberta La Uno Rap Up protagonista del nostro servizio fa parte della Collezione di Tazio Classic Cars & Youngtimer di Roberto Barchi. Il servizio fotografico si è tenuto al Golf Club di Garlenda (SV). La Rap e la Rap Up sono proposte in tre colori esclusivi (quattro la Rap Up) come questo Blu Estoril metallizzato. Anche i paraurti sono in tinta.

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