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DIVERTENTE... MA TROPPO TARDI

su epocauto di ottobre 2026

Simpatica, brillante e ben costruita (da Pininfarina), la piccola scoperta della Casa tedesca aveva molte frecce al suo arco. Due di troppo: il costo e il ritardo nella presentazione rispetto
alla concorrenza agguerrita.

Quando viene presentata nel 1996, la Mercedes-Benz SLK con il tetto in metallo che si “taglia” in tre pezzi e scompare automaticamente dietro i sedili, lascia tutti sbalorditi. L’idea è vecchia: risale al dentista francese Georges Paulin, che la pensò per le Peugeot Eclipse già negli anni Trenta, ma l’estrema complicazione la fece abbandonare in fretta. Eppure quando Mercedes la rispolvera moltissimi produttori, generalisti e premium, rincorrono il fenomeno: Peugeot lo riporta in auge con ben due modelli, la 206 e la 307 CC (Coupé-Cabriolet), Opel fa la Tigra II serie e l’Astra H TwinTop, Renault la Megane II serie, Mitsubishi la Colt, BMW la Z4 II serie e la Serie 3 E90, la Ford la Focus II serie. Insomma, è l’espediente per rinverdire il segmento delle cabrio abbinandolo al comfort dell’utilizzo anche col freddo.
Eppure, anche all’epoca, qualcuno sceglie di andare controcorrente abbinando l’immarcescibile tetto in tela – terreno sacro di Mazda MX-5, Fiat Barchetta & Co. – a un modello assolutamente utilitarissimo e nazionalpopolare, seppur irriverente e di rottura, come la Ford Ka. Ebbene sì, la citycar che nel 1996 riscrive i canoni del suo segmento inaugurando il “New Edge”, nuovo corso di design Ford, è esistita anche “en plein air”.
Le prime avvisaglie si hanno già con l’interessante prototipo Ghia Saetta (la rinomata ex carrozzeria torinese è di proprietà di Ford da quando De Tomaso se n’è liberato) disegnata da Filippo Sapino nel 1996, una 2 posti minima scoperta, tutta tagli e spigoli. Sarà poi una showcar mostrata al Salone dell’Auto di Torino del 2000 ad avvicinarla alla produzione, ufficializzata a Ginevra 2001.
Concettualmente la StreetKa - questo il nome scelto per la spiderina definitiva - più che il filone delle melliflue coupé-cabriolet, riprende quello ben più originale delle “Kei-car” giapponesi, vetturette minime con motori di cilindrata ridottissima e peso piuma per ottenere agevolazioni fiscali e assicurative, disponibili anche in versione scoperta (Daihatsu Copen, Suzuki Cappuccino, Honda Beat): due posti secchi, capottina essenziale, doti stradali brillanti...

  

L’esemplare del nostro servizio è del primo anno di produzione, il 2003, in livrea Storm Grey metallizzato. Appartiene al collezionista barese Davide Liuni (che ringraziamo per la disponibilità, insieme a Domenico Ranieri e Vito Angiuli di Garage 84 di Adelfia).

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