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TUTTO IL BELLO DELLO SPAZIO

su epocauto di novembre 2026

È stata la “giardinetta” che ha affrancato la categoria dal ruolo di auto da lavoro, per aprirsi a una clientela più facoltosa e abbiente, desiderosa di trasportare famiglia e bagagli verso le mete più glamour con gran stile e un pizzico di snobismo. Costava molto ma questo non fece che aumentare il suo mito e la sua reputazione

A vent'anni dal lancio il 70% delle Mercedes-Benz W123 – sigla, secondo la nomenclatura interna, che identifica l’antenata della Classe E, costruita tra il 1975 e il 1985 erano ancora circolanti. Si tratta di un dato straordinario, il quale esemplifica al meglio le doti di robustezza, longevità e cura costruttiva dell’automobile considerata indistruttibile per eccellenza. Una storia che inizia da un progetto pensato, ideato e concepito bene, e continua con cura per i dettagli, attenzione nella scelta dei materiali e scrupolosità nella messa a punto generale tali da renderla praticamente infallibile.
È soprattutto grazie a lei che Mercedes ha consolidato il suo ruolo di marchio premium fra i più titolati al mondo, configurandosi come un vero e proprio spartiacque: un modello che prende le mosse da una filosofia conservativa e rigorosa e sboccia in un prodotto moderno, duraturo e mai ostentato. Osservandola a prima vista assomiglia da vicino all’antenata W114/115 “Stricht-Acht” (“Barra 8”), ma a un’analisi più approfondita si scoprono tante piccole e grandi modifiche che ne fanno una “rivoluzione silenziosa”.
La più evidente è la presenza nella gamma della prima “giardinetta” di serie nella storia della Stella: la S123 con l’ampio portellone posteriore. È un capolavoro di Bruno Sacco, che dal 1973 ha preso il posto del padre della W123, Friedrich Geiger, nel Centro Stile di Stoccarda: alla berlina Sacco apporrà solo pochi interventi per deliberare la linea definitiva, ma della station wagon si occuperà integralmente, creando una linea di una eleganza e una raffinatezza rare, per di più perfettamente abbinata alle colorazioni.
La linea fino al montante centrale è la stessa della berlina: frontale dominato dalla grossa calandra quadrangolare in inox spazzolato effetto radiatore, sormontata dalla Stella a tre punte ma qui più bassa e larga rispetto al passato; fiancata con il profilo in gomma e inox che dai fari anteriori si prolunga fin sopra i gruppi ottici posteriori; linea di cintura insolitamente alta per il periodo; poi il tetto, invece di interrompersi all’altezza del lunotto panoramico, continua sopra il terzo volume concludendo in un comodo portellone il quale però, grazie all’inclinazione della zona superiore, riprende lo stile raccordato del padiglione generando un profilo sfuggente e dinamico, lontano dalle classiche forme “furgonistiche” delle giardinette derivate dalle tre volumi.

  

Il complesso sistema di apertura del portellone che ingloba il telo copri-bagagli, così da evitare che il freddo penetri nell’abitacolo. I proiettori posteriori sono più piccoli e verticali, limitati alle porzioni dei cantonali ma la tecnologia antisporco (parabole scanalate) inventata da Geiger sulle “Stricht-Acht”
è mantenuta.

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 2026 10epocauto

 

 

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